03 febbraio 2026

L’anima russa di Gianni e Cosetta Colla

Stefania e Gianni Colla, Il Drago, 1984

Stefania e Gianni Colla, Il Drago, 1984

Esiste un filo sottile, ma robusto come quelli di una marionetta, che lega la grande letteratura russa al teatro di figura italiano. Nel repertorio del Teatro di Gianni e Cosetta Colla, tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, si concentra una produzione ‘sovietica’ straordinaria per densità e profondità. Non si trattò di una scelta ideologica di facciata, nonostante le simpatie politiche di Gianni Colla, ma di una ricerca artistica mossa da un’urgenza morale: la volontà di portare in scena la dignità degli ultimi e i diritti dell’infanzia. L’approccio di Colla ai testi russi era infatti quello di un intellettuale libero e curioso. Leggeva tutto in traduzione, divorando Tolstoj e i grandi classici, ma era anche pronto a farsi stupire da scoperte fortuite.

Oggi, questo ponte tra Milano e i paesi dell’ex Unione Sovietica è in gran parte ricostruibile grazie all’Archivio del Teatro delle Marionette di Gianni e Cosetta Colla conservato ad APICE. Attraverso i bozzetti originali è possibile rintracciare la genesi delle scenografie, le fotografie d’epoca documentano la maestosità degli allestimenti, mentre i copioni storici rivelano l’attento lavoro di riduzione letteraria operato da Gianni Colla su testi complessi. L’archivio conserva inoltre i documenti sulle stagioni che testimoniano la fortuna del repertorio slavo tra il pubblico degli anni Settanta-Ottanta, oltre a una selezione di marionette storiche che incarnano fisicamente questo passaggio tra culture.

 

Ballerina - Histoire du soldat

Ballerina – Histoire du soldat

Terra, potere e sacrificio

Il repertorio russo della compagnia si snoda attraverso quattro capisaldi che hanno ridefinito i confini del teatro di marionette, trasformandolo in un mezzo di impegno civile. Al centro di Ivan, lo Zar contadino (1977), dal racconto di Lev Tolstoj, c’è la saggezza popolare: il messaggio potente di un uomo della terra che diventa sovrano, portando con sé una rettitudine morale che sfida le gerarchie del potere.

Il successivo La nave bianca (1979), dal romanzo breve dello scrittore kirghiso Čingiz Ajtmatov, è forse il vertice più drammatico. Attraverso le marionette espressioniste di Adriana Dzimidzik, che richiamano la cruda umanità dei Mangiatori di patate di Van Gogh, i Colla affrontano il tema tabù del suicidio infantile e della privazione affettiva. È un teatro che non teme di essere duro, convinto che i bambini meritino verità e non solo intrattenimento. Una scelta coraggiosa e controcorrente per celebrare l’Anno Internazionale dell’Infanzia.

Gli anni Ottanta segnano un cambio di registro. L’incontro con la musica dell’Histoire du Soldat (1981) di Stravinskij inaugura il sodalizio con il pittore astrattista Luigi Veronesi, autore dei bozzetti di scena e delle figure. Qui la marionetta si fa segno grafico, avanguardia pura, raccontando il patto col diavolo di un soldato che perde l’anima, in un equilibrio perfetto tra ritmo musicale e movimento meccanico.

Suggerito dall’intellettuale e traduttore Sandro Bajini, Il Drago di Evgenij Schwarz (1984) rappresenta infine l’incontro tra la satira russa e l’estetica astratta. La marionetta diventa uno strumento per denunciare il totalitarismo e la servitù volontaria, un tema complesso che la compagnia ha saputo tradurre in immagini universali.

Coca Frigerio

Bozzetto Coca Frigerio “Ivan zar contadino”, Interno abitazione

L’estetica del contrasto: dal naïf all’astrazione

È interessante notare in queste opere un’alternanza stilistica nella messa in scena. La compagnia Gianni e Cosetta Colla era nota per aver rotto i codici della rappresentazione tradizionale, essendo stata la prima a introdurre in Italia la recitazione simultanea di attori e marionette (come nel celebre Pinocchio). Eppure, in questo repertorio russo, Gianni Colla sembra operare un consapevole passo indietro verso scelte apparentemente più tradizionali: in Ivan, La nave bianca e Il Drago, l’attore scompare per lasciare spazio a un unicum narrativo affidato interamente alle marionette. Non si tratta di un’involuzione, ma di una ricerca di maggiore equilibrio: per non interrompere l’omogeneità di mondi così densi e drammatici, Colla preferì che il “popolo di legno” agisse in solitaria, garantendo una coerenza estetica e simbolica assoluta.

Un secondo aspetto affascinante di questo periodo è poi l’oscillazione stilistica tra la tradizione popolare e l’avanguardia internazionale. Per Ivan, Colla cercò deliberatamente uno stile naïf. Coinvolse la scenografa Cornelia “Coca” Frigerio, che tradusse la Russia rurale in un trionfo di colori accesi e motivi floreali. L’assenza di attori in carne e ossa serviva a non spezzare l’incanto di questo microcosmo poetico, dove la saggezza contadina doveva emergere in tutta la sua purezza.

All’estremo opposto troviamo il sodalizio con Luigi Veronesi per Histoire du Soldat e Il Drago. Qui la marionetta si spoglia del decorativismo per diventare quasi un manichino di sapore malieviciano. Fu un’operazione sostenuta con forza da Cosetta, che vide nel rigore di Veronesi la chiave per modernizzare il linguaggio della compagnia.

 

Kulubek - La nave bianca

Kulubek – La nave bianca

L’archivio come atto civile

Dalla documentazione archivistica emerge un dato fondamentale: Gianni Colla era un autodidatta colto, un lettore onnivoro che non tradiva mai il senso del testo originale. Che si trattasse di Tolstoj o di Ajtmatov, la sceneggiatura rimaneva fedele allo spirito dell’autore, cercando di estrarne la potenza del messaggio.

In quegli anni, la compagnia operava dunque una sorta di contaminazione necessaria: inserire il repertorio dell’Est nel panorama occidentale significava arricchire il teatro di figura di una dimensione etica che spesso mancava nelle fiabe tradizionali. Oggi il mercato teatrale dell’infanzia tende ad abbassare l’età del pubblico, spingendo verso produzioni più brevi e leggere. Per questo motivo, il repertorio russo dei Colla è assente dalle scene da ormai diversi decenni. Tuttavia, studiare questi spettacoli ci ricorda come la marionetta sia un’entità capace di reggere il peso dei grandi scrittori.

Lavori come Il Drago non erano mero intrattenimento: erano atti politici e poetici. È curioso notare come la Rai avesse colto il valore di questo repertorio, riprendendo spettacoli come Ivan, La nave bianca e Histoire du soldat per portarli nelle case degli italiani. Era un servizio pubblico che riconosceva la validità artistica e morale dei Colla.

Oggi, in un’epoca dominata da narrazioni rapide e superficiali, questi spettacoli rischiano di restare confinati nel ricordo di chi li ha vissuti. Proprio per questo, la documentazione d’archivio assume un valore civile: non è solo conservazione, ma opportunità di rinascita. Le VHS delle trasmissioni Rai custodite ad APICE attendono un lavoro di riversamento e restauro digitale non più procrastinabile, passaggio fondamentale per restituire finalmente questi spettacoli alla visione del pubblico e degli studiosi. Salvare quei video significa sottrarre all’oblio un teatro impegnato, profondo e ancora straordinariamente necessario per decifrare le complessità del nostro presente.

 

Vincenzo Pernice
Università degli Studi di Milano