In margine a Pinocchio: la scrittura teatrale tra copione e scena

Il copione de “Le avventure di Pinocchio”, lo spettacolo più famoso della compagnia andato in scena per la prima volta nel 1946
La scrittura di uno spettacolo teatrale è forse il lavoro meno visibile in un contesto performativo, dove generalmente prevalgono elementi che coinvolgono altri linguaggi che non siano la parola scritta. Tuttavia, bisogna considerare che soprattutto nel teatro drammatico, la messa in scena e la drammaturgia sono strumenti fondamentali per la buona riuscita di uno spettacolo.
Si è soliti immaginare un testo drammaturgico come una successione di battute con qualche indicazione di scena che possa essere eseguita dagli attori o da un cast tecnico in caso di luci e suoni, musiche o scenografie, ma la realtà è che quello che sottende una scrittura scenica è un processo estremamente dinamico. Questo movimento non è soltanto il frutto di scelte registiche o logistiche, ma accoglie le scelte intermedie o finali di chiunque si occupi della messa in scena. La rappresentazione di questa costruzione può avere delle evidenze più o meno visibili se si osservano i copioni. Anche se i copioni possono essere di diversi tipi, se ne riconosce in generale una funzione strutturale, che permette a chi sta sul palcoscenico di seguire una traccia più o meno definita.
È molto affascinante consultare i manoscritti o le diverse edizioni di alcuni testi teatrali, perché dalle variazioni si possono intuire le ragioni che sottendono una scelta linguistica piuttosto che un’altra. Spesso, nei secoli passati, le scelte degli autori erano fortemente condizionate dal contesto politico, visto che proprio da questo dipendeva la sopravvivenza di una compagnia. Nel teatro contemporaneo il lavoro sul testo può dipendere da molti altri fattori, che riguardano la logistica, gli attori, dal contesto sociale o il pubblico.
L’archivio del Teatro delle Marionette di Gianni e Cosetta Colla, conservato ad APICE, documenta attraverso decine di esemplari una variegata casistica di copioni, che quasi sempre, in quanto “testi d’uso” stampati per la recitazione, presentano una stratificazione di interventi di più mani. Sono numerose infatti le annotazioni, le modifiche al testo originario dattiloscritto, in alcuni casi si trovano anche degli appunti visivi, non sempre facili da interpretare. In questo articolo presentiamo alcune considerazioni sul copione de Le avventure di Pinocchio, lo spettacolo più famoso della compagnia, adattamento del romanzo di Carlo Collodi, andato in scena per la prima volta nel 1946 su un testo di Gianni Colla.
Seppur non datato, il copione in questione è quasi inequivocabilmente quello del 1961, prima edizione dello spettacolo con marionette e “mimi”, in quanto le voci degli interpreti erano registrate su nastro e gli attori in scena recitavano in playback. La firma di Tony Martucci apposta sul frontespizio corrisponde a un attore che prestò la voce a uno dei personaggi in sala di registrazione.
Nella figura 2, a margine delle battute si può notare uno schizzo di un profilo di donna. È un disegno relativo alla storia rappresentata? O è solo un divertissement? Non si può dire con certezza, di sicuro testimonia come il lavoro sul testo non sempre è strutturato in regole, momenti e luoghi precisi o standardizzati.
A un primo sguardo, il copione di Pinocchio non presenta molte didascalie con indicazioni dello spazio o del tempo. Un primo motivo sta sicuramente nel genere scelto dalla compagnia. Trattandosi perlopiù di fiabe, nell’adattamento viene rispettata l’indeterminatezza di queste due coordinate, tipica del genere fantastico e infantile. Un’altra motivazione per questa omissione potrebbe riguardare la tipologia di repertorio. Una compagnia marionettistica a composizione familiare probabilmente non necessita di dettagliare questo tipo di indicazioni, sia perché una marionetta ha un’interazione con lo spazio limitata, sia perché la comunicazione tra i marionettisti della stessa famiglia potrebbe avere un carattere più informale. È interessante come la mancanza di coordinate spazio-temporali venga in qualche modo sostituita da quelle riguardanti la scenografia e gli oggetti fisici.
Ciò è evidenziato da una suddivisione del testo e dello spettacolo che non rispetta gli atti e le scene, bensì in parti che vengono chiamati “quadri”, come si può notare dal dattiloscritto della figura 1. Questa scelta linguistica e strutturale è probabilmente data dal carattere figurativo delle scene, ma suggerisce anche una certa composizione degli oggetti sul palcoscenico che rimangono perlopiù fissi, proprio come in un quadro.
L’allestimento artigianale non rappresenta, infatti, solo un arredamento scenico o uno spazio simbolico, ma lo spazio vero e proprio in cui si svolge la scena narrata. Questi oggetti devono essere ordinati, riconoscibili, semplici nella loro realizzazione e nella loro funzione, dal momento che devono comunicare con un pubblico infantile.
La figura 2 è una riproduzione di una pagina del copione di Pinocchio: sulla colonna di sinistra vengono elencati tutti gli oggetti in scena che costituiscono anche l’ambientazione del racconto.
Sempre rimanendo su questo testo, si possono notare perlopiù tre tipi di varianti in forma di annotazioni a penna: quelle che riguardano le aggiunte ad alcune battute, delle cancellazioni di interi paragrafi, oppure aggiunta di interiezioni. Non sono comuni, invece, delle modifiche lessicali. A fronte di queste osservazioni si possono trarre alcune conclusioni. Le cancellazioni rendono il testo più breve ed essenziale, favorendo l’attenzione dei bambini che normalmente si concentra sull’azione. Le aggiunte o le modifiche alle battute sono più che altro di ordine espressivo. Per esempio una battuta originariamente concepita come:
PINOCCHIO Io no! Volevo solo un po’ d’uva..
È diventata:
PINOCCHIO No, no, no, Io no! Volevo solo un po’ d’uva.
In questo la ripetizione dell’avverbio di negazione “no” aggiunge drammaticità e ritmo alla battuta.
In altri casi, come si può osservare nella figura 3, le integrazioni cambiano la temperatura emotiva del personaggio che, con l’aggiunta di “mi dispiace” esplicita dei sentimenti di dolore.
FAINA Poveretto… Era tanto buono… Lui ci lasciava entrare nel pollaio senza abbaiare…
Con le modifiche diventa:
FAINA Poverino, morto, mi dispiace, lui ci lasciava entrare nel pollaio senza abbaiare.
Anche nella figura 4, in diverse battute sono stati aggiunte le parole “Aiuto, aiutatemi” per sottolineare lo stato di angoscia di Pinocchio.
Da queste poche considerazioni si possono intuire le dinamiche che sottendono la costruzione di un testo drammatico e le sue funzionalità. Innanzitutto, un copione è strettamente legato al suo contesto d’uso: sarebbe difficile compilare una struttura che possa essere utile per tutte le rappresentazioni anche dello stesso spettacolo. Nel caso di Pinocchio della compagnia Colla, la scrittura e le successive modifiche del testo sono condizionate da un pubblico ben preciso e dal testo originario che viene adattato. La presenza di bambini richiede uno stile caratterizzato da espressività e immediatezza, che rendono possibile un maggior coinvolgimento di questo tipo di pubblico.
Katia Bianco
Collaboratrice del progetto Marionette 3.0


